La Spagna sospende nuovamente l'esame della disparità di lavoro tra uomini e donne

La Spagna sospende nuovamente l’esame della disparità di lavoro tra uomini e donne

Risuonano gli allarmi in campo di disparità di lavoro tra uomini e donne dopo la celebrazione della Giornata internazionale della donna l’8 marzo. Gli studi presentati nel corso del 2016 hanno mostrato che il mondo non è ancora all’altezza delle circostanze e che le disuguaglianze tra uomini e donne, sia in famiglia che sul posto di lavoro, sono ancora palpabili e molto evidenti nella maggior parte dei paesi.

La Italia è in fondo all’Unione Europea sulla parità di lavoro tra uomini e donne. I nuovi dati hanno mostrato che non solo è peggiorato il livello di discriminazione nei confronti delle donne nel mercato del lavoro spagnolo, ma anche che la Italia appare come il secondo paese con il più alto livello di disoccupazione femminile. L’anno scorso si è attestato al 19%, più del doppio della media europea, posizionandosi al secondo posto tra i 28 paesi che compongono l’Unione Europea (UE), dietro solo alla Grecia. Secondo i dati Eurostat diffusi dall’Institute for Economic Studies (IEE), il tasso di disoccupazione femminile è stato contenuto in Italia negli ultimi anni, scendendo dal 26,7% nel 2013 al 19% nel 2017.

Disuguaglianze di lavoro tra uomini e donne in cifre

Secondo i dati pubblicati da Eurostat, all’inizio dello scorso anno la disoccupazione femminile in Italia era del 19%, mentre la disoccupazione maschile era del 15,7%. In un rapporto del 2017 dell’Istituto Nazionale di Statistica, si può vedere come le donne debbano affrontare ancora più difficoltà degli uomini quando si tratta di occupare una posizione nel mercato del lavoro; rappresentano il 53,24% della popolazione attiva, rispetto a 64,73% Uomo. Questa situazione è peggiorata con la crisi economica, che dal 2009 ha fatto crescere la disoccupazione femminile più di quella maschile.

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Lo studio mostra che coloro che ottengono un lavoro vi accedono in condizioni peggiori degli uomini; per iniziare, le donne hanno meno probabilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato, oltre alle disparità salariali; negli ultimi 9 anni è peggiorato anche il divario salariale tra quello che guadagna una donna e quello che guadagna un uomo. Le donne, in media, guadagnano fino a 4.745 euro in meno all’anno rispetto agli uomini, anche se il dato fornito da Gestha a marzo 2019 è più allarmante: il divario salariale si allarga di 100 euro e le donne già guadagnano quasi 4.900 euro in meno degli uomini. Queste differenze si riscontrano soprattutto nelle posizioni dirigenziali e di responsabilità nelle aziende, a cui le donne hanno molta più difficoltà ad accedere.

L’andamento diseguale si riflette anche nelle prestazioni sociali percepite dalle donne; per esempio, in termini di pensioni ricevono un beneficio inferiore rispetto agli uomini, perché i loro stipendi sono stati più bassi e non hanno tanti anni di esperienza come hanno. Anche le indennità di disoccupazione sono un esempio della disuguaglianza che esiste nel mercato del lavoro; solo il 17,71% delle donne disoccupate in cerca di occupazione può ricevere il sussidio, nella maggior parte dei casi perché non accumulano abbastanza tempo lavorato.

Uno degli oneri che la società porta ancora, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo, è quello Sono le donne che tendono sempre a prendersi una pausa professionale a causa della maternità, mentre gli uomini raramente impiegano tanto tempo per gli obblighi familiari. È ancora molto frequente che sia la donna a chiedere il congedo di maternità o la riduzione della giornata lavorativa per prendersi cura dei figli. In alcuni paesi come la Svezia sono già state stabilite leggi sulla parità, come ad esempio che il congedo di maternità e paternità deve essere uguale. Ciò che fanno queste misure è forzare l’uguaglianza, ma non è ancora stata raggiunta in modo naturale. Il segretario generale della Gestha, José María Mollinedo, assicura che è necessario raggiungere accordi politici che incoraggino l’applicazione di misure più attive come «aumentare l’offerta per asili nido e centri diurni o flessibilità di orario per poter rendere efficace la conciliazione lavorativa«.

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La discriminazione; un problema sociale e culturale

La coordinatrice del rapporto pubblicato dall’UGT, Almudena Fontecha, assicura che le cause che spiegano questa discriminazione sono, ad esempio, la sottovalutando il lavoro delle donneil fatto che la maggioranza lavori in categorie professionali meno pagate e quello Le responsabilità non sono condivise equamente tra donne e uomininon solo in ambito familiare ma anche nelle politiche pubbliche.

La disuguaglianza inizia da casa; le donne trascorrono in media 4 ore e 29 minuti al giorno in compiti di assistenza domiciliare e familiare, mentre gli uomini trascorrono due ore in meno. Questa distribuzione ineguale nella sfera privata della vita è segno che è necessario un cambiamento nella coscienza sociale e non solo nelle politiche del lavoro. Il cambiamento deve venire prima dall’istruzione e poi stabilirsi con politiche che promuovano l’applicazione dei valori di uguaglianza.

Qualcosa di curioso delle nuove generazioni e che ancora una volta esemplifica la disparità di accesso al mercato del lavoro sono i dati dello studio del Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) lo scorso gennaio. Dai dati emerge che tra la popolazione di giovani tra i 25 ei 34 anni le donne hanno più studi ma sono gli uomini che ottengono maggiori opportunità di lavoro pur avendo un livello di laurea più basso, mentre finiscono più spesso tra i disoccupati. Lo studio non si riferisce solo alla Italia, anche se la colloca in fondo, ma è stato condotto anche con dati provenienti da paesi come Brasile, Russia, Argentina, Cina, Colombia, India, Indonesia, Lettonia, Arabia Saudita e Sud Africa.

L’OCSE sottolinea che la differenza tra preparazione accademica e occupazione è strettamente correlata alla mancanza di servizi per la cura dei bambinicome gli asili nido, o le consuete differenze salariali tra uomini e donne.

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Negli ultimi decenni abbiamo assistito a importanti cambiamenti nel mercato del lavoro; È vero che è aumentato il tasso di crescita delle donne nel mondo professionale, ma il compito di raggiungere l’uguaglianza è incompleto. A questo punto i risultati potrebbero essere molto migliori; Le disuguaglianze sembrano oggi più ingiuste di ieri, proprio a causa del contesto più innovativo e avanzato che ci circonda in altri ambiti. La strada è ancora lunga e deve necessariamente passare attraverso tutti i passaggi; dall’educazione dei più piccoli agli interventi a favore della conciliazione del lavoro da parte delle amministrazioni e delle imprese.

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