Tipi di storytelling per avere successo nei mass media e nei social network

Tipi di storytelling per avere successo nei mass media e nei social network

Nel marketing, le storie hanno un obiettivo che non si limita solo a un’esperienza estetica o artistica, la narrazione diventa un mezzo di persuasione. Ecco perché è così importante applicarlo nelle strategie pubblicitarie, ma per questo dobbiamo prima sapere cosa tipi di narrazione sono i più efficaci nei mass media e nei social network. Continua a leggere!

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Lo storytelling ha funzioni specifiche; tra le altre: informativa, persuasiva, economica, estetica… e aggiungerei una funzione che potremmo chiamare “coinvolgimento”. Questo coinvolgimento, da parte dell’utente, sarà il primo passo per costruire una relazione a lungo termine con lui.

la narrazione È un’azione di comunicazione. il cui scopo è coinvolgere lo spettatore e produrre in lui un’emozione specifica. La ricerca del narratore (composto da tre attori: l’inserzionista, l’agenzia e il creativo) è che la storia produce un effetto mobilitante sui sentimenti dell’utente. Se il messaggio colpisce una corda emotiva nello spettatore, ci si aspetta che si risvegli in lui un’emozione positiva, che lo incoraggerà a compiere una certa azione; visitare il sito Web dell’azienda, iscriversi ai loro social network o effettuare l’acquisto del prodotto o servizio offerto.

Quali tipi di narrazione esistono?

La risposta più semplice è: tutto ciò che si può immaginare. La creatività non ha limiti ed è sempre possibile sviluppare nuovi formati di narrazione adatti a una particolare situazione. Questi sono i più utilizzati (l’elenco non è esaustivo):

narrativa: è una storia che presenta una situazione fittizia; personaggi e azioni che non sono reali, ma devono comunque sembrare vere. Un esempio di successo, tra i tanti che si potrebbero citare, è la campagna “Scary Clowns Night” di Burger King.

viaggio personale (detto anche storico): in questo tipo di storie viene enfatizzato il percorso vitale dell’azienda. Questo viaggio può risalire ai suoi inizi, oa qualche situazione particolare che l’azienda ha dovuto superare ad un certo punto della sua storia. È un formato ideale per trasmettere idee stimolanti, che risuonano nel cuore dell’utente. Una campagna recente è quella di Vichy Catalan, chiamata “Quando qualcosa è genuino, diventa universale”.

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Valori del marchio: Questo tipo di storytelling pone anche l’azienda al centro della narrazione, ma non (necessariamente) da un punto di vista storico, ma dalle sue attività quotidiane. In generale (anche se non è una regola) diventano rilevanti, come personaggi, i dipendenti dell’azienda, i suoi proprietari e consumatori. Un esempio è la campagna “Alma” di Estrella Damm.

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Situazioni di consumo: In questo caso, la storia (solitamente fittizia) è ambientata in contesti in cui i personaggi sono mostrati in una situazione di coinvolgimento concreto con il prodotto o servizio pubblicizzato. Questa è la risorsa di riferimento per le aziende automobilistiche, alimentari e delle bevande. Per esemplificare questo tipo di utilizzo della narrazione, di seguito presenterò un caso di successo: lo spot «Lo scultore», da Peugeot 2016.

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Analisi di un caso di successo: una narrazione perfetta in meno di un minuto

Il caso che propongo come esempio ha già diversi anni, ma lo ritengo uno dei pezzi di storytelling pubblicitario meglio costruiti, tra i tanti che ho analizzato. Questa è la pubblicità della Peugeot 206, denominata «Lo scultore» (lo scultore), realizzata dall’agenzia Euro RSCG, Milano (2002).

Link all’avviso (ti consiglio di guardarlo prima di continuare a leggere):

Pubblicità Peugeot 206: Lo scultore

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Questa storia, che dura meno di un minuto e non contiene dialoghi o voci fuori campo (solo musica), segue una struttura narrativa tradizionale, che viene spesso utilizzata nella scrittura di storie di fantasia. Parte da una relazione di base: un soggetto desidera un oggetto che non possiede. Questo oggetto potrebbe essere concreto e tangibile come un’auto o delle scarpe, ma anche (e più frequentemente nella pubblicità) qualcosa di intangibile e/o simbolico come l’amore, la felicità, il prestigio, ecc.

Per ottenere l’oggetto del suo interesse, il soggetto deve compiere una serie di azioni che gli consentano di modificare la sua situazione presente e di poter accedere a ciò che vuole. Detto questo, vale la pena chiedersi: qual è l’oggetto del desiderio nell’opera «Lo scultore»?

A priori, si potrebbe dire che l’oggetto desiderato è la Peugeot 206. Tuttavia, se analizziamo l’asta dello spot, concluderemo che quello che è in gioco non è l’oggetto in sé (per quanto sia di per sé valutato) , ma l’accesso del protagonista allo status sociale che l’auto gli permette di ottenere. Il veicolo è un oggetto prezioso, ma non l’aspirazione trascendentale: questo è solo un oggetto d’uso; un mezzo per ottenere prestigio e una (immaginaria) ascesa nella scala sociale. Non è né più né meno lo schema narrativo della storia Cenerentola, in cui una carrozza, cavalli e un abito lussuoso le permettono di accedere all’amore del principe. La formula è infallibile.

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Si potrebbe pensare che il target a cui è indirizzata la pubblicità non si sentirà identificato con le umili condizioni di vita del protagonista. Tuttavia, il successo dello spot non sta nei livelli superficiali del messaggio (l’ovvio), ma nella sua struttura profonda, che si basa sul raggiungimento del prestigio, come fine ultimo.

Quando un prodotto audiovisivo è attraente come questo, c’è il rischio che il nome del marchio venga diluito nel contenuto. Tuttavia, in «Lo scultore» il prodotto è costantemente al centro dell’attenzione. Ecco perché non solo non si rischia di sacrificare il ricordo, ma il messaggio e il prodotto diventano indivisibili.

Questo pezzo funziona a tutti i livelli di cui abbiamo parlato prima, riguardo alle funzioni della pubblicità: informa, diverte, persuade e cattura l’attenzione dello spettatore offrendogli un prodotto di alto valore estetico, che vale la pena vedere. Suscita emozioni: risate, certo, ma anche empatia verso chi brama la stessa cosa dello spettatore.

Tipi di narrazione: il cinclusioni

I concetti espressi in questo breve articolo sono introduttivi. Il mio obiettivo, proponendoli, è suscitare l’interesse dei lettori nell’imparare di più sulla pratica dello storytelling e sentirmi incoraggiato a sviluppare strategie che hanno dimostrato di avere un impatto indiscutibile sui destinatari. Ora, è necessario considerare almeno tre questioni che sono altamente rilevanti affinché una strategia di narrazione sia efficace:

1- Il processo di risveglio dei sentimenti dell’utente Non dovrebbe mai essere intesa come un’azione manipolativa da cui si entra nella sua mente, attraverso una scappatoia inconscia che non può gestire. Dopo tanti anni di studio sulle dinamiche di emissione e ricezione del messaggio pubblicitario, nessun comunicatore può permettersi di pensare che sia possibile convincere una persona a fare qualcosa che non vuole fare.

2- La ricerca del narratore, nel presentare una storia, invitare il cliente a prendere un accordo con l’azienda; un patto che implica il coinvolgimento volontario nel messaggio che offre. Quando la strategia di comunicazione è correttamente pianificata, l’utente si arrenderà volentieri al fascino del messaggio. Questo è ciò che rende lo storytelling una tecnica così efficace. Se la strategia non viene delineata correttamente, l’effetto del coinvolgimento non sarà raggiunto e gli sforzi per realizzare la campagna andranno sprecati. Pertanto, al fine di decidere quale tipo di strategia di storytelling è opportuno applicare in una campagna, il Il narratore deve porsi alcune domande inevitabili (oltre ad altre più specifiche, relative alle particolarità del prodotto/servizio). Tra l’altro:

  • A chi è rivolto il messaggio?
  • Quali valori vuoi trasmettere?
  • Quali sono i punti di forza e di debolezza dell’azienda, del prodotto o del servizio?
  • Attraverso quali mezzi verrà trasmesso il messaggio?
  • La storia della mia azienda… è interessante? è stimolante?
  • Quanta libertà ho (come agenzia/creativa) per sviluppare la storia? Questo punto è molto importante, perché non è lo stesso lavorare con un inserzionista che preferisce trasmettere un messaggio conservatore, piuttosto che avere come “partner” uno che è aperto a qualsiasi proposta.
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3- È molto importante che i produttori e gli editori del racconto pubblicitario abbiano una certa conoscenza della scrittura letteraria. Non è necessario che siano esperti, né che siano adatti nelle lettere, ma devono conoscere i fondamenti di base per raggiungere una buona coerenza narrativa. Questo implica saper costruire personaggi solidi e credibili, dare alla narrazione il giusto tempo (che diventa fondamentale quando si hanno pochi secondi… o personaggi), saper costruire scenari adeguati all’effetto che si vuole ottenere, ecc. Se la “favola” non viene raccontata correttamente, lo spettatore verrà immediatamente disconnesso dal messaggio e l’effetto della campagna sarà negativo.

Come dicevo prima, quelle che ho esposto qui sono delle linee guida generali per iniziare a pensare allo sviluppo di una campagna di storytelling (sia nei mass media che nei social network). Si spera che queste parole invitino i lettori a continuare a cercare informazioni su una modalità di comunicazione che ora, più che mai, ha molto da offrire.

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